Il buon senso suggerisce di attendere almeno una settimana prima di proporre riflessioni sull’esito del voto alle amministrative di lunedì scorso. Un tempo necessario ad attenuare le pulsioni emotive e scaricare l’adrenalina della competizione, per proporre qualche riflessione pacata e ragionata su ciò che è avvenuto e ciò che ci attende nella 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚. Avverto però una particolare urgenza, soprattutto su alcuni temi a me cari, quindi ci provo.
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Il risultato di Giuseppe Lovascio e della sua coalizione è eccezionale. Si consideri che nel 2020, in occasione della precedente elezione, il Sindaco raccolse 5.703 voti al primo turno e 6.421 al ballottaggio. Lunedì scorso i voti sono stati 8.298. Non un record assoluto: al ballottaggio del 2008 sfiorò i 9.500 voti e anche nel 2013, se ricordo bene, superò abbondantemente gli 8.000. Si tratta ovviamente di un consenso molto ampio, risultato di una capacità politica che Giuseppe ha consolidato nel tempo, riuscendo a proporsi in modo credibile nei confronti di una larghissima parte di conversanesi. 𝐔𝐧 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 (𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞) 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 nella prospettiva di una rappresentanza politica a livello regionale che a Conversano manca da troppo tempo. Discorso prematuro, cinque anni in politica sono un’era geologica. Qui val la pena anticiparlo solo per quanto tale prospettva possa eventualmente contribuire a qualificare la consigliatura comunale che sta per partire.
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Per Giuseppe questo sarà il quarto mandato da Sindaco, l’esperienza più longeva della storia politica della città. Vent’anni di attività amministrativa. Venticinque, se non sbaglio, considerando la sua esperienza di consigliere comunale di opposizione. La quarta esperienza da Sindaco, probabilmente l’ultima. 𝐔𝐧 𝐨𝐧𝐨𝐫𝐞 𝐞, 𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨, 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀. In alcuni passaggi della campagna elettorale credo si sia avvertita questa consapevolezza nelle sue parole: il desiderio di lasciare un segno nella storia della città e l’obiettivo di lavorare alla formazione di una nuova classe dirigente. Vedremo come vorrà interpretare questi temi, ho forte curiosità.
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Nel suo comizio di ringraziamento il Sindaco Lovascio ha preso una serie di impegni. Il primo, quello di 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐯𝐢𝐜𝐢𝐧𝐢 𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐡𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨, avendo l’umiltà – ha aggiunto – di comprendere e di capire le persone, cercando di evitare di farle sentire in imbarazzo, di provare quasi vergogna. Il tema mi è molto caro, da sempre. Per questa ragione, con lo stesso spirito di umiltà, mi permetto di dare un suggerimento (non richiesto, lo so) a Giuseppe. 𝐒𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐢, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐨’ 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐯𝐢𝐜𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐫𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨. Per far bene questo delicatissimo lavoro è necessario che il servizio sociale professionale sia strutturato e autonomo, che tuteli le persone in condizione di bisogno, in primo luogo dall’idea che il sostegno che ricevono sia mediato dalla politica. Non a caso il servizio sociale è il primo livello essenziale introdotto dallo Stato nel nostro ordinamento, fissato in termini di rapporto di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti. 𝐂𝐨𝐧𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐧𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 (𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨) per il quale lo Stato mette a disposizione significativi contributi a cui Conversano non accede, fin dal 2021. Circostanza che è passata nel quasi totale silenzio nella campagna elettorale, come pure nei precedenti cinque anni di attività amministrativa, anche per responsabilità dell’opposizione. Il servizio sociale va potenziato (senza oneri sulle casse comunali, perché ci sono risorse trasferite dallo Stato per questo obiettivo) e 𝐫𝐞𝐬𝐨 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚. Un impegno che – a mio giudizio – il nuovo consiglio comunale dovrebbe assumere solennemente e la società civile conversanese (quell’insieme composito di associazioni, volontariato, terzo settore) sostenere e verificare, recuperando un po’ di quel 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐚𝐠𝐨𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 che pare essersi spento negli ultimi anni.
Ricevendo la fascia tricolore dalle mani degli anziani genitori, in una sala consigliare gremita e commossa, Giuseppe Lovascio è stato ufficialmente 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐥𝐚𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 e ha preso possesso delle sue funzioni. Giusto in tempo per le celebrazioni civili e religiose della Madonna della Fonte, a cui la città di Conversano è particolarmente devota.
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Nelle prossime settimane, in attesa della proclamazione dei consiglieri comunali eletti, sul piano politico il Sindaco sarà impegnato nell’individuazione degli 𝐀𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐢. Partita non facilissima, considerate le legittime aspettative dei tanti candidati che lo hanno sostenuto; ma sul punto varrà l’indubbia capacità di Giuseppe di favorire il gioco di squadra, oltre che l’autorevolezza che gli deriva dal risultato elettorale. Per certi aspetti, visto l’esito del voto alle liste, ci aspettiamo una sostanziale continuità.
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Sulla natura del consenso ottenuto dalle liste che hanno sostenuto il Sindaco, ha scritto parole di grande efficacia interpretativa il prof. Franco Iatta, individuando nella 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐫𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐭-𝐢𝐝𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐭𝐢 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢 (professionali, famigliari, amicali, pragmatiche) l’elemento di maggiore caratterizzazione (leggete il suo pezzo, link nel primo commento).
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Per le liste che hanno sostenuto Franco Fanizzi l’obiettivo era quello di arrivare al ballottaggio e giocarsi la partita al secondo turno. L’esperimento conversanese del 𝑐𝑎𝑚𝑝𝑜 𝑙𝑎𝑟𝑔𝑜 (citazione testuale) non è riuscito. I risultati hanno reso evidente ciò che era prevedibile: già a livello nazionale (vedi L’amaca di Michele Serra su la Repubblica del 30 maggio) si fa fatica a capire che cosa sia questo 𝑐𝑎𝑚𝑝𝑜 𝑙𝑎𝑟𝑔𝑜; figuriamoci a livello locale, in una città che appena qualche mese fa ha riservato ad 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐃𝐞𝐜𝐚𝐫𝐨 𝐥’𝟖𝟑,𝟑% 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐢. Contano di più le relazioni, le reti civiche, la credibilità delle persone e la capacità di interpretare i bisogni concreti della comunità.
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Il tema del rapporto con la Regione sarà centrale dei prossimi mesi. Vedremo in che misura il Presidente Decaro ascolterà le richieste della comunità di Conversano, soprattutto sulla questione del 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞 che – oggettivamente – appare grave, condannando la nostra città a un sostanziale isolamento territoriale.
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Per le minoranze si apre una nuova stagione politica, che auspichiamo finalmente diversa da quella degli ultimi vent’anni. La candidatura di Franco Fanizzi ha evocato una stagione politica che ha lasciato un segno nella memoria cittadina, ma che appartiene ormai alla storia più che all’attualità. 𝐋𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐞̀ 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐭𝐚. 𝐈𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐞̀ 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐭𝐨. Sarà il caso di farsene una ragione e favorire il protagonismo delle generazioni più giovani. Incoraggiante, a tal riguardo, il risultato di Quark. Ma non è soltanto una questione di età. Anche la strategia politica, dentro e fuori Palazzo di città, sarà determinante per la costruzione di una proposta credibile per i prossimi anni. Mi aspetto novità, da questo punto di vista, soprattutto da 𝐕𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐳𝐨 𝐌𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬.
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C’è infine una questione che va oltre la maggioranza e oltre le opposizioni. 𝐂𝐨𝐧𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐧𝐨 𝐡𝐚 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐮𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐞́ 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚. Di confrontarsi sui problemi reali, prima ancora che sulle appartenenze politiche. L’ho percepito chiaramente durante l’iniziativa promossa da Agire con i quattro candidati sindaci. Su temi decisivi come l’urbanistica, al di là delle schermaglie elettorali, le differenze tra le proposte apparivano spesso minime. Per questo la polemica politica locale, talvolta, rischia di assumere il sapore stantio del provincialismo. Ed è un peccato. Perché 𝐂𝐨𝐧𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐞: competenze diffuse, professionalità di eccellenza, energie civiche che attendono soltanto di essere coinvolte e valorizzate.
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La vera sfida dei prossimi anni sarà questa: 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. Recuperare il gusto del confronto pubblico, dentro e fuori Palazzo di Città. Se ci riuscirà, Conversano non sarà soltanto una città amministrata meglio. Sarà una comunità più forte e capace di far valere le proprie idee ben oltre i confini della città.


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