La Stagione del Garofano: presentazione del libro di Michele Mascellaro

Presentato presso la Fondazione Di Vagno “La Stagione del Garofano”, il libro di Michele Mascellaro che ricostruisce la storia del Partito Socialista in Puglia negli anni Ottanta.

“Questo libro nasce da un desiderio di verità e da un desiderio di libertà”. Pensiero e parole di Michele Mascellaro, giornalista e scrittore, autore del volume “La Stagione del Garofano. Il PSI in Puglia (1981-1991)”. Il libro, edito da ERP, assume l’importante compito di ricostruire la storia del Partito Socialista in Puglia negli anni Ottanta, tra documenti d’archivio e testimonianze inedite. Un lavoro prezioso, che riporta alla memoria quei “Favolosi Anni Ottanta” che videro il Partito Socialista protagonista assoluto nel panorama politico italiano ma che, parallelamente, lascia indicazioni utili anche riguardo al contesto contemporaneo, nel quale l’ingiustizia e la disparità sociale assumono dimensioni sempre più preoccupanti.

Il libro è stato presentato giovedì 8 ottobre, presso la Fondazione Di Vagno, a Conversano. All’evento, condotto e moderato da Daniela Fanelli, hanno presenziato, oltre all’autore, anche l’avv. Gianvito Mastroleo, ex dirigente nazionale del PSI e figura di riferimento del Partito Socialista, la presidente della Fondazione Daniela Mazzucca, la segretaria della sezione del PSI di Conversano Valentina Lo Vecchio e l’avv. Vincenzo Miccolis, consigliere comunale a Conversano ed esponente del PSI cittadino. La presentazione si è dunque trasformata in un’occasione di confronto non solo riguardo ai contenuti del libro, ma anche sui mutamenti della società contemporanea e sul ruolo che il socialismo può avere all’interno di essa.

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“C’è stata un’operazione di damnatio memoriae” ha affermato Mascellaro, riferendosi alla storia del Partito Socialista negli anni Ottanta, “che ha fatto sì che quella storia venisse cancellata, invece quella storia va recuperata“. Da quella gloriosa esperienza è emersa “la dimostrazione che la sinistra può avere cultura di governo” come dimostrato dal Partito Socialista. “La cultura di governo della sinistra, quando viene applicata […] produce quelle riforme di cui il paese aveva bisogno all’epoca e di cui stiamo raccogliendo i risultati ancora adesso“.

“La presenza del Partito Socialista in quegli anni era davvero esaltante“, ha ricordato Mastroleo, riferendosi all’epoca analizzata nel libro, facendo notare come ci fosse una straordinaria coniugazione tra attività di pensiero e concretezza nell’azione politica. Dopo il periodo buio di Tangentopoli e il grande tracollo dei partiti politici, secondo Mastroleo il sentimento prevalente rimasto in seno al Partito Socialista è stato la nostalgia. “Ricordare come eravamo non è sufficiente per riprendere un cammino traumaticamente interrotto” ha rimarcato l’avvocato.

Mastroleo ha poi approfondito la “guerra civile a sinistra” che, nonostante la scomparsa del Partito Comunista, continua a sviluppare conflittualità anche ai giorni nostri. “Oggi […] ci sono delle isole di nuova generazione che sono molto interessate al problema del socialismo” e che, secondo l’idea dell’avvocato, vedono nel socialismo “un punto di speranza per la ripresa di un cammino troppo traumaticamente interrotto“.

Su impulso delle domande della moderatrice Daniela Fanelli, l’avvocato Miccolis si è espresso riguardo al periodo che, a partire dagli anni ’70 fino ai primi anni ’90, vide i socialisti costantemente al governo della regione. “L’aspettativa era prodotta da una classe dirigente del Partito Socialista che aveva grandissima qualità” ha sottolineato Miccolis, “la gente si è rivolta ai socialisti e li ha votati perché trovava delle risposte“.

“La classe dirigente che ha governato la regione per nove anni (dal 1981 al 1990) si era formata sui risultati ottenuti dal partito nazionale“. Questo il pensiero di Daniela Mazzucca, che ha riflettuto sulle numerose riforme che tra gli anni ’70 e ’80 sono state compiute dai governi nazionali. “All’epoca c’erano i partiti, le sezioni […] luoghi in cui si discuteva” e, secondo Mazzucca, “dove tutti potevano imparare“.

“Questo libro per me è importante” ha affermato Valentina Lo Vecchio, “grazie ad esso sono riuscita ad avere un filo concreto, nero su bianco, di quello che è stato il Partito Socialista“. Lo Vecchio si è focalizzata sulle nuove generazioni, parlando di quanto il libro “può essere importante per i compagni e le compagne giovanissime che da poco tempo frequentano la sede di Conversano. […] Leggendo quello che è stato riusciamo a cogliere anche la forza che i nostri compagni di quegli anni hanno avuto“.

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La conversazione si è poi spostata sul ruolo della donna nel plasmare le scelte e la sensibilità politica dell’epoca. La presidente della Fondazione Di Vagno ha ricordato come “la cultura socialista” fosse già ai tempi tale da non porre alcuna distinzione di genere. Qualche difficoltà è invece giunta negli anni di esercizio della funzione pubblica (Mazzucca è stata sindaco di Bari nel 1992): “chiedere a chi non ha la cultura socialista il rispetto per la donna non è stata un’operazione semplice“.

“Il problema del rapporto uomo donna è culturale, oltre che politico, e ancora non è stato affrontato“, ha specificato Mazzucca, ricordando anche occasioni in cui si è trovata a contatto con episodi di violenza di genere nei quali le vittime sceglievano di non denunciare per mancanza di alternative. Fondamentale è il lavoro: “se non diamo il lavoro e l’autonomia alle donne rimarranno sempre categorie di terza fila“.

“Il rapporto del Partito Socialista con il mondo femminile è sempre stato di grandissima positività“, ha rimarcato Mastroleo, citando nomi di donne esponenti del Partito Socialista che, nel corso degli anni, hanno portato grande valore non solo al partito stesso, ma alla nazione intera.

La segretaria Valentina Lo Vecchio ha sottolineato che “essere una donna che fa politica nel partito è molto facile, […] fuori dal partito è complicato perché c’è sempre un po’ di preconcetto“. Secondo Lo Vecchio è fondamentale “entrare nella pratica” e, in questo senso, “il partito serve a formare una classe politica“, che negli ultimi anni è mancata proprio a causa del decadimento dei partiti, sebbene la segretaria si sia detta “fiduciosa” nel futuro.

L’attenzione è poi tornata sui contenuti del libro: “Negli anni ’80, un partito tra l’11% e il 14% di consensi, schiacciato da due corazzate, riuscì non solo a governare il paese, ma a fare tutte quelle riforme che voleva fare“, ha spiegato Mascellaro, ricordando che il testo inizia a raccontare la storia socialista in Puglia dal 1981, “con la straordinaria vittoria di Franco De Lucia (a sindaco di Bari)” e si conclude nel 1991 con il cosiddetto “congresso della canottiera” (il 46° Congresso del Partito Socialista Italiano, svoltosi a Bari dal 27 al 30 giugno 1991). “Quello che bisogna recuperare” ha rimarcato lo scrittore “è il metodo di lavoro di quel partito fatto di primato della politica e un metodo di ascolto, prima di tutto. Quello che manca alla politica di oggi“.

“In questo libro Conversano, come esperienza, è molto presente” ha aggiunto Mastroleo, ricordando come negli anni ’60 le assemblee del Partito Socialista fossero molto frequentate, “affrontare la relazione in un’assemblea dove c’erano 300 persone, soprattutto operai, non era un’impresa facile“.

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“Vorrei cercare di comprendere quanto di questo pensiero possa essere utilizzabile in questo momento“, si è chiesto Vincenzo Miccolis, “quanta necessità c’è ancora di socialismo“. L’avvocato ha poi rimarcato come la spinta verso destra di una parte della popolazione italiana debba essere analizzata, riferendosi anche ad una specifica proposta programmatica di Futuro Nazionale: “immaginare l’ipotesi che dalle 6 alle 23 un transgender non debba apparire in televisione non dovrebbe neppure esistere come concetto. Dobbiamo avere la forza e il coraggio di affrontare l’argomento“.

“Ci stiamo impoverendo” ha sottolineato Mascellaro, alimentando la conversazione: “quando le persone sono in difficoltà economica è più facile che cadano nell’egoismo, che non siano più disponibili alla solidarietà“. L’autore si è poi concentrato sul problema dell’astensionismo al voto e del precariato, specificando come quest’ultimo sia frutto di una precisa volontà dei governi: “quando un lavoratore è precario non ha il tempo di occuparsi di altro, se non della propria sopravvivenza“. Mascellaro ha rimarcato che se il cittadino si chiude al confronto, rifiutando il dialogo, tende ad accettare le “soluzioni semplici ai problemi complessi” proposte dal politico di turno. “Hanno ucciso quel partito socialista italiano, ma non uccideranno mai il socialismo […] perché cammina su due gambe, che sono libertà e uguaglianza” ha concluso l’autore.

“Siamo nell’epoca totale del capitalismo della sorveglianza“, secondo Mazzucca, “il prodotto di questo capitalismo siamo noi, perché noi diciamo cosa ci piace e loro ci governano“. La presidente della Fondazione Di Vagno ha riflettuto anche sul ruolo del socialismo e del Partito Socialista, teso a “creare comunità, tenere un faro acceso“, perché “prima o poi la gente si accorgerà e cercherà un posto dove andare per esprimere i propri bisogni”.

Su quesito di Daniela Fanelli, il dibattito si è concluso sul ruolo dei giovani e sul modo per spingerli a fare politica attiva. Mascellaro ha invitato i giovani a impegnarsi in una causa, che può anche non essere inizialmente legata alla politica, ma che, in divenire, conduca in quella direzione. “Se un ragazzo accumula competenze, riesce ad essere libero e se riesce a essere libero può impegnarsi nella vita associativa, nella politica“.

Valentina Lo Vecchio ha esortato i giovani a partecipare alla vita politica della sezione del partito, dichiarandosi orgogliosa del lavoro fatto finora: “continuate così, fate capire ai vostri amici che è possibile fare politica in un modo costruttivo“. “Facciamo ciò che dicevano Salvemini o Nenni, non lasciamo nessuno indietro“, ha detto Daniela Mazzucca.

“Dovremmo recuperare tutti una quota di spiritualità alla politica legata anche al coraggio di non avere paura della libertà” ha sottolineato Vincenzo Miccolis. “Bisogna recuperare il senso della comunità, della collegialità” ha concluso Mastroleo.