L’evento “Gli eroi son tutti giovani e belli” si è tenuto nel punto in cui l’onorevole Di Vagno fu assassinato
“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi” scrisse il drammaturgo Bertolt Brecht in un periodostorico buio, lontano nel tempo, ma pericolosamente vivido nelle pieghe politiche della societàcontemporanea. Quella stessa sventura, il 25 settembre 1921, assunse la forma di un manipolo di fascisti che, per mezzo di un vile attentato, ferirono a morte l’avvocato Giuseppe Di Vagno. Un attacco becero nei confronti di un uomo che aveva contrastato il fascismo con coraggio, trasformandosi suo malgrado in un martire, ma anche in un prezioso punto di riferimento per le generazioni a venire.
A Mola di Bari, nel punto in cui l’agguato si è consumato, è ora presente una pietra d’inciampo, che mantiene viva la memoria di quel tragico evento. È proprio lì che domenica 20 settembre, all’interno della rassegna “Lector in Fabula”, si è tenuto l’incontro “Gli eroi son tutti giovani e belli”.
Alla commemorazione ha preso parte Giuseppe Colonna, sindaco di Mola di Bari, che ha sottolineato come Di Vagno decise consapevolmente di rischiare la vita presentandosi a Mola per inaugurare la sede di partito. “Di Vagno scelse comunque di parlare” ha evidenziato Colonna “e la parola in questo momento storico assume un valore importante”.
“Per adempiere ai suoi ideali, [Di Vagno] ha sempre rischiato la vita”, ha ricordato Daniela Mazzucca, presidente della Fondazione Di Vagno e, citando le parole del sindacalista antifascista Giuseppe Di Vittorio, ha sottolineato come la morte dell’avvocato abbia trasformato l’uomo in mito. Emblematica poi è la storia che la presidente della Fondazione sceglie di raccontare ai presenti: la testimonianza di una giovane donna incinta che, dopo aver assistito all’attentato, ha perso il figlio che portava in grembo in seguito al trauma patito. “Dobbiamo ricordare due omicidi” ha continuato Mazzucca, chiudendo con uno sguardo al contesto attuale: “In questo momento la situazione è molto precaria […] pensiamo che la democrazia sia una cosa scontata, ma non è così. […] La libertà è una pianta fragile che deve essere curata ogni giorno”.
Valentina Lo Vecchio, segretaria della sezione di Conversano del Partito Socialista, si è concentrata su uno spiacevole avvenimento occorso in occasione della partita di pallamano che ha visto opporsi la squadra di Conversano a quella del Maccabi Rishon Le Zion, formazione israeliana, nell’ambito della European Cup. “C’è stato un picchetto pacifista […] i cittadini volevano solo manifestare un dissenso”. Tuttavia la segretaria del partito racconta di un avvenimento che definisce “inquietante”.

Una donna, recatasi al palazzetto con la figlia di nove anni, sarebbe stata fermata e perquisita dalle forze dell’ordine solo perché indossava una giacca rossa, colore presente sulla bandiera palestinese. “Un esempio molto grave” ha rimarcato Lo Vecchio, “nella politica non dobbiamo parlare in astratto, ma capire e leggere i segnali sociali che ci arrivano, di modo da farci megafono rispetto alla gravità delle cose che succedono”. E ancora, a chiusura del suo intervento: “La nostra radice solida, la nostra idea di socialismo, ci fa camminare sempre a schiena dritta”.
“Non dimenticare ciò che è accaduto, ma creare paralleli con la storia che oggi viviamo”. Questo il monito di Vittorio Farella, esponente del Partito Socialista di Mola di Bari. “Sono gli interessi a produrre la violenza” ha aggiunto Farella. “Di Vagno si è battuto per il riscatto della povera gente e ha trovato il contrasto degli interessi forti degli agrari, settore che aveva creato un’asse con l’industria per portare avanti il fascismo”. Il rappresentante del PSI ha precisato come queste non siano solo ricorrenze, ma momenti d’impegno per la comunità, per portare avanti la vigilanza e non tacere di fronte a quello che sta accadendo.
Presente all’evento anche Paolo Mattera, storico e Docente di Storia Contemporanea a Roma che, dopo aver ringraziato per l’instancabile lavoro l’avvocato e presidente onorario della Fondazione Di Vagno, Gianvito Mastroleo, ha spiegato le meccaniche che muovevano le aggressioni fasciste:“per loro non c’erano avversari, ma nemici. Prendevano la logica del tempo di guerra e la trasferivano al tempo di pace”, disumanizzando i loro oppositori. Mattera si sofferma poi sulla figura di Di Vagno: “era un avvocato che voleva dedicare la sua vita alle persone meno fortunate, dubito fortemente volesse diventare un eroe”. Secondo lo storico possiamo rendere onore a Di Vagno “usando la memoria come richiamo al presente”. Mattera ha poi chiuso “se questa pietra d’inciampo serve non a ricordare un eroe, ma a stimolare un’azione nel presente, allora svolge effettivamente il suo compito e mantiene viva la figura di Di Vagno”.
La chiusa è affidata proprio all’Avvocato Mastroleo, che ha brevemente ripercorso gli eventi che hanno portato alla creazione della Fondazione Di Vagno, soffermandosi sulla sinergia tra la comunità di Conversano e quella di Mola: “posso chiudere in pace la mia esperienza, avendo realizzato questo obiettivo fondante della nostra attività che oggi vedo realizzata e ampiamente partecipata”.

